Italia, sei una frana. Ma la colpa non e’ mica tua – II puntata

Prevenire e ridurre il rischio, in Italia, e’ un eufismo. E non sono io a dirlo, ma Vincenzo Pizzonia, docente di geologia applicata alla pianificazione urbanistica all’Universita’ di Reggio Calabria. “Eppure – ci spiega Pizzonia – c’è la possibilita’ per i Comuni di realizzare piani strutturali, in cui vengano individuate situazioni di rischio in tutto il territorio comunale”.
La Calabria, per situazioni a rischio idro-geologico, non si fa mancare niente. La sua terra e’ fragile e vulnerabile e non e’ aiutata dalla pianificazione territoriale ed urbanistica. Basti pensare a Reggio Calabria, una citta’ costruita sulle fiumare.
Nell’alveo dei fiumi e’ stato costruito di tutto: grandi infrastruttrure, edifici pubblici, case abusive, discariche. Nel torrente Annunziata, per fare solo un esempio, la Regione ha finanziato un edificio in costruzione di 400 alloggi per studenti. Si trova proprio dove la fiumara inizia ad essere coperta per diventare grande strada urbana. Cosa accadrebbe con l’innalzamento dei livelli d’acqua?
A Saline Ioniche, la strada si sta per aprire in due punti. Il muro e’ gia’ spaccato.  Succede lentamente – ci spiega Leonardo Tripodi, geologo di Italia Nostra – e si accelera con i microsismi e con l’azione delle acque, che sollecitano il terreno.
Effetti naturali, in parte. La mano dell’uomo, dall’altra. Un territorio minacciato da molti punti di vista:
la costruzione della ex fabbrica Liquichimica, nel 1970, per la produzione di bioproteine per mangimi animali. Conclusa nel ’74, e’ stata chiusa poco dopo per il rischio di agenti cancerogeni. 600 gli operai in cassa integrazione, senza aver mai lavorato.
La costruzione del porto turistico, che ha distrutto 500 metri di spiaggia ed e’ a rischio per l’azione della gravita’ sui fanghi e sui terreni instabili.
Infine, l’idea di costruire una centrale a carbone, che avrebbe ‘solo’ una percentuale di anidride carbonica maggiore rispetto alle altre.
Il Piano di assetto idrogeologico dopo Sarno e’ stato fatto, a Reggio Calabria, nel 2001, con l’idea di un aggiornamento mai avvenuto. Sul piano normativo, la regione e’ andata avanti con la Legge urbanistica del 2002, che regola la pianificazione per il governo del territorio. Ad oggi, la responsabilita’ e’ comunale. Dicono ci siano anche i fondi per i piani strutturali. Eppure, nulla si muove.

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