Una foto sbiadita di un campione da sci degli anni ’80. Scarponi da reperto storico. Sono il simbolo del degrado e dell’abbandono degli impianti da sci di Valcanale, Bergamo.
Fantasmi di un passato che non c’e’ piu’ e che pure esiste e danneggia il presente. Per arrivare qui si percorre una lunga strada, oggi chiusa per rischio valanghe. A 1100 metri di quota si raggiunge la base della seggiovia, con i suoi seggiolini arrugginiti mossi dal vento, immondizia, tubi di gomma e degrado tutt’intorno. Accanto, quel che rimane di un vecchio albergo, oggi chiuso, perche’ a rischio crollo. Fino a pochi giorni fa era adibito a dimora per gli animali.
Per costruire questi impianti nel ’72, abbandonati dal ’97, sono stati fatti sbancamenti sulla montagna. Eppure, denuncia Fabio Cubito di Legambiente, che nella zona ci fosse il rischio valanghe gia’ si sapeva.

Tralicci, cemento, pezzi di fune d’acciaio, possono essere stati nel tempo trasformati in detriti e trasportati dalle valanghe. Materiale tossico. E non solo. Si sospetta che sotto a questo terreno ci sia una discarica di moquettes, potenzialmente nociva se seppellita con tutta la gomma, che e’ altamente inquinante. I risultati delle perizie arriveranno a breve.  Mentre l’eternit e’ visibile a primo impatto. Ti accoglie insieme allo sterco quando rimani paralizzato ad osservare il vecchio albergo, una sorta di Overlook Hotel del film Shining, per giunta con degli arredi di colore rosso.
Sono oltre 80 gli impianti da sci dismessi in Lombardia. Oltre centottanta solo nel Nord Italia. Aree da bonificare e da ripristinare in qualche modo, con la volonta’ delle societa’ proprietarie e delle amministrazioni locali. Ma poi c’e’ la speculazione, si sdoganano seconde case e ville con il pretesto della seggiovia e se ne moltiplica il valore immobiliare. Con l’unico risultato di squarci e ferite nelle montagne, prosciugamento di fiumi interi per l’innevamento artificiale e sbancamenti. Poveri i giovani scout, con il fornellino acceso per mangiare, dopo la passeggiata tra i boschi. L’unica traccia di umanita’ tra una montagna di immondizia.

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