Ecomostri d’Italia, abbatteteli – III puntata

Concludiamo il tour dell’orrore in una delle regioni piu’ amate dell’Italia: la Toscana. Siamo a pochi km da Siena. Ci avviciniamo verso Buoncovento, lungo la Cassia. Il primo ecomostro si vede gia’ a 20 Km di distanza. E’ una torre di circa 50 metri, costruita negli anni ’60 per la produzione del pomodoro liofilizzato.
Non e’ mai entrata in funzione e rischia di crollare. Invece di prendere in considerazione l’abbattimento del ‘fungo velenoso’, come lo chiamano gli abitanti, gia’ quindici anni fa si e’ pensato di utilizzarla come struttura turistico ricettiva. Un’idea perlomeno bizzarra. Oggi la storia si ripete: nel piano strutturale del Comune di Siena (Utoe n.9 – Citta’ dell’Arbia) e’ previsto il riuso dell’Idit per servizi per la cultura e per lo spettacolo. Con tutta la buona volonta’ non si riesce ad immaginare un progetto simile.
Se cercate una casetta in Toscana, andate a dare un’occhiata al Borgo di Cuna, a Monteroni d’Arbia, 13 Km da Siena. Zona medievale di interesse storico, sul sito della societa’ immobiliare c’e’ scritto  ben in evidenza “CONSIGLIATO DA CHI CI VIVE”.
Chi ci vive da oltre 5 anni, pero’, non la pensa proprio cosi’.
Quando hanno acquistato le prime villette superaccessoriate e sperdute nel nulla, i brandelli di una ex falegnameria incombevano al centro delle abitazioni. Affacciandosi dalla finestra, vicino alla Grancia del 1224, un piccolo borgo e la fattoria, lo spettacolo e’ deprimente.
La ex fabbrica cade letteralmente a pezzi e di notte diventa dimora dei topi.
Assicurano che entro febbraio non ci sara’ piu’ e, al suo posto, sorgera’ un parco e dei negozi. Aspettiamo.

Guarda il servizio sulla Toscana

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