Pedofilia, l’importanza delle parole

Entra nel codice penale la parola pedofilia. E sara’ punita con la reclusione da un anno e cinque mesi a sei anni. Stessa pena per chi fa apologia di questi delitti: adescamento di minorenni e istigazione a pratiche di pedofilia e pedopornografia. E non ci si potra’ giustificare con ragioni di carattere artistico, letterario, storico o di costume.

Ci sono voluti più di tre anni e sei passaggi parlamentari, tra Camera e Senato, ma stavolta è arrivato il via libera: e’ finalmente legge la Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, siglata a Lanzarote il 25 ottobre 2007. Ed era ora.

Il provvedimento disciplina anche i reati di adescamento attraverso Internet, detto grooming e di turismo sessuale. Pene piu’ aspre anche per la prostituzione minorile, pesanti sanzioni per chi assiste a spettacoli pornografici con minorenni, piu’ rigore contro i maltrattamenti su familiari e conviventi.

“Non conoscere l’eta’ della vittima non potra’ piu’ essere una giustificazione”, dichiara con soddisfazione Andrea Iacomini, dell’Unicef Italia.

Sono 41 i paesi aderenti e 10 quelli che l’hanno ratificata. La Convenzione delinea anche misure preventive: dal reclutamento all’addestramento di personale che possa lavorare con i bambini. Perche’ siano consapevoli dei rischi che possono correre.

Un unico dilemma: possibile che fino ad oggi  la parola pedofilia non fosse citata dal codice penale?

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