L’Ora della Terra. Dietro le quinte

Back stage

Un’emozione indescrivibile. Prima, adrenalina pura.

E’ ancora giorno, sulla scalinata di Trinita’ dei Monti ci sono solo i panda in cartapesta reciclata, noi del Tg1, i colleghi di Radio Due e le ragazze del Wwf, che corrono avanti e indietro come forsennate. Il sole è ancora alto e l’evento sembra lontano anni luce.

A me hanno assegnato Rosa, una ragazza del Wwf che sento spesso via mail. Dolce, preparata, morigerata, con due begli occhi azzurri, puliti. Più che una referente, a tratti una santa che mi ascolta con pazienza. Prendiamo gli ultimi accordi (abbiamo già parlato almeno mille volte ed effettuato un sopralluogo tecnico il giorno precedente), aspettiamo che arrivino i testimonial (Giovanni Soldini e Nicoletta Romanoff) e scambiamo osservazioni.

Arriva la telefonata (una delle tante) di rito dal telegiornale, quelle che ti rasserenano a poche ore dall’evento: “Isabella, mi assicuri al 100 per 100 che lo spegnimento andrà bene?”. Per quel che posso, sì… non dipende tutto solo da me: siamo una squadra numerosa: “Tutto dovrebbe filare liscio, ci sono persone disseminate nei punti strategici con le ricetrasmittenti, l’omino dell’Acea riceverà un segnale, decodificato sulla base di una mia frase. Le inquadrature sono state definite. Il sincronismo  tra le regie radio e tv dovrebbe essere quasi perfetto.. poi, certo, l’imprevisto esiste…”.

“Ecco, no. Non farlo esistere. Se non si spegne, fai qualcosa. Hai solo un minuto”. Scappare purtroppo non potrò, considerato che avrò davanti una piazza in festa, sarò su due teleschermi giganti, andrò in diretta radio e tv contemporaneamente, con le telecamere internazionali che riprendono l’evento. Qualcosa farò.

Tipo, dare i numeri: 135 gradini, scalinata costruita nel 1725 durante il Giubileo…

Intanto arriva Giovanni Soldini, lupo di mare introverso, con due fanali azzurri. Sembra distaccato e un po’ cupo. Fino a che non inizio a raccontare le mie disavventure comiche, in stile fantozziano, in barca a vela con i campioni del mondo. Gli si accende un sorriso genuino e luminoso.

E lo manterrà fino alla fine.

Trinità dei Monti

Alle 19 parte la diretta di Radio Due: sul palco si alternano comici a cantanti. Un ambiente interessante, per niente ingessato, molto creativo. Passano creste, look very informal. Bello.

Si avvicina il momento clou dell’evento. Quando ad un certo punto, tutto precipita. Gli accordi presi, saltano. A pochi minuti non ho ancora una postazione, perchè occupata dai comici, dal ritorno audio non sento la regia e lo studio, ma solo un fischio assurdo e la voce dei comici a palla, i miei ospiti sono sparpagliati, invece che al loro posto concordato e hanno in mano un microfono rosso della radio. Il bello della diretta.

Qualcuno mi chiama da studio e regia, ma è impossibile capire cosa chiedano. Minuti lunghissimi così, a cercare di capire come risolvere il problema con i tecnici.

Sento al telefono il mio capo, gli racconto cosa sta succedendo. Minuti di panico vero, le ragazze del Wwf, prima sorridenti e rosee, ora sono pallide e con le occhiaie (io sono più fortunata, perchè ho uno strato di trucco in faccia). Il mio cellulare è in mano a una di loro, a cui il mio capo, in barba alla regia, avrebbe gridato il momento in cui avrei dovuto partire.

Mi butto in postazione, sfrattando i comici, trascino Fulco del Wwf per il bavero della giacca. Strappo di mano alla Romanoff il microfono della radio, avvicino Soldini. Praticamente, getto le basi per una rivolta. Ed inizio a sorridere, serafica. Intanto, dalla regia arrivano informazioni contraddittorie, fino a che Federica del Wwf (al telefono con il mio capo: evviva la tecnologia!!!), mi grida: “VAIIIIIIIIIIII!!!”.

Il peggio è passato. Il telefono ha vinto. Ho perso due chili. L’importante è essere in onda. E lì inizia la magia. Perchè l’Earth Hour è davvero un evento magnifico, organizzato con il cuore: c’è tanta passione e competenza. E un significato simbolico importante: un’ora di luci spente, nelle più importanti piazze d’Italia e del mondo, ma anche nelle case dei cittadini, contro i cambiamenti climatici e per uno stile di vita più sostenibile. Un’ora che diventi poi due, tre, quattro… un’ora, che diventi uno stile di vita.

In diretta per l’Earth Hour

A noi l’onore di spegnere le luci nella Capitale. E quest’anno, con la piazza come pubblico, dopo lo spegnimento non siamo più in onda, ma sul palcoscenico della scalinata, insieme alla piazza, al buio, tra uno scroscio di applausi e un po’ di commozione.

Attendiamo con il fiato sospeso lo spegnimento. Tante lucine colorate illuminano i panda sulla scalinata. Silenzio. Buio. Ed e’ un’emozione fortissima, si scioglie qualcosa dentro.

Abbracci, sorrisi, pacche sulle spalle. E ancora abbracci, tra tutti. E’ anche questa la bellezza dell’Ora della Terra (il prossimo anno potrebbero chiamarla l’ora degli abbracci alla Terra).

Per ricordarci che il riscaldamento globale è la più grande minaccia alla sopravvivenza del Pianeta e della vita come la conosciamo, che è anche questa. Moltissime specie sono a rischio, a cominciare dalle regioni artiche. L’orso polare è la specie simbolo delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Cosa fare? Maggiore attenzione. A spegnere la luce quando non serve, a spegnere tutti gli apparecchi elettrici e gli stand by, a non lasciare mai gli alimentatori attaccati alla rete (consumano comunque!). Lavatrici e lavastovigli a pieno carico, lavaggi a basse temperature (10 gradi in meno fanno risparmiare il 10% di energia). Scegliamo elettrodomestici di classe A o superiore. Ripariamo e ricicliamo gli oggetti, invece di ricomprarli. Non eccediamo con riscaldamento e aria condizionata.

E poi, l’alimentazione. Acquistiamo prodotti locali e di stagione: sosterremo l’economia locale, eviteremo l’emissione di CO2 per il trasporto e la coltivazione in serra dei prodotti. Riduciamo i consumi di carne: gli allevamenti causano gravi problemi ambientali. Riduciamo gli sprechi. Coltiviamo la natura in città. Un orto può incrementare il verde urbano e produce cibo a Km0.

Gli spostamenti. Riduciamo i viaggi in auto, usando almeno un giorno a settimana i mezzi pubblici o condividendo l’auto. Andiamo in bici. Non seguiamo le mode, cambiamo macchina solo quando è davvero necessario. Guidiamo in modo efficiente e facciamo una manutenzione dell’auto corretta: possiamo così ridurre consumi ed emissioni fino al 15%.

Una vita migliore, passa anche attraverso questi gesti.

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