La pizza che nutre l’inclusione

Papà Nico è un idealista, un sognatore, un ottimista. Un padre che non si arrende e che, dietro al suo sorriso contagioso, nasconde la preoccupazione per il figlio affetto da autismo. Papà Nico ha talmente tanto da dire e da dare che non perde tempo. E’ un combattivo e un combattente. Così, dopo aver riflettuto un po’ ed essersi chiesto che fine avrebbe fatto il figlio “dopo di loro”, ha preso una solenne decisione: apriamo un crowdfunding per mettere in piedi il ristorante dei nostri sogni. Il locale dell’inclusione, dove i ragazzi autistici sono inseriti e possono lavorare come pizzaioli, camerieri, addetti alla mescita della birra. Un pazzo, un visionario, che in breve tempo ha messo in piedi un esercito di famiglie pronto a sostenere il progetto Pizzaut, nutriamo l’inclusione.

In un mese e mezzo Alessandro ha imparato a fare le pizze. Rifugge lo sguardo quando tenti di parlarci, come solitamente fanno i ragazzi autistici, ma impasta da dio e farcisce pizze di wurstel e gioia di vivere. Francesco, invece, ha quasi 18 anni e a parlantina sta messo niente male. Si esprime bene, più volte riesce ad incrociare lo sguardo di una sconosciuta e non si lascia intimidire dal contatto fisico. E’ orgoglioso di trasportare le pizze ai tavoli, ma il suo vero sogno è spillare la birra, compito attento del minuzioso Lorenzo, 22 anni. Non guarda, non parla, non si fa toccare. La sua concentrazione è tutta lì, su quel liquido biondo che scende. Riempie il bicchiere con certosina pazienza e Francesco lo osserva con un certo fascino.

Intorno a loro, un paio di centinaia di tifosi. Amici, famiglie con ragazzi autistici, famiglie con ragazzi non autistici, che non vedono l’ora di sedere al tavolo con i loro nuovi amici, così ritrosi al contatto. “Ho scoperto un nuovo mondo – scriverà uno di loro – e mi è sembrato molto interessante. Spero di incontrare di nuovo il mio nuovo amico”. Giovanissimi abituati all’inclusione, tanto da non vedere una persona “diversa”, ma una persona “interessante”.

Il piccolo gruppo di lavoro già affianca professionisti del settore in serate, come quella a cui ho avuto modo di assistere a Cernusco sul Naviglio. Così mettono da parte i soldi per il loro sogno. Tra una pizza e l’altra, Nico va ad abbracciarli tutti. E loro, solitamente refrattari al contatto fisico, in quell’abbraccio si perdono e si caricano dell’energia di questo padre. Padre di due figli, padre di un progetto, padre di una filosofia di vita: non ci sono poi troppe difficoltà, basta iniziare. Cos’è l’inclusione? Una parola, un abbraccio, un sorriso. Apertura e curiosità. Vivere senza troppi schemi, con le braccia larghe per accogliere tutto e tutti.

“Qualcuno finalmente si accorge di loro e gli dà un’opportunità”, commenta una mamma psicologa. Eh già, perché mica sono poche le famiglie che hanno a che fare con l’autismo: 500mila solo in Italia. Il sostegno statale è fino alla maggiore età, dopodiché l’inserimento lavorativo non è ancora un percorso istituzionalizzato.

Un padre visionario, lo ha definito in modo geniale una collega. Perché dietro ad ogni grande progetto, c’è già una visione chiara di ciò che potrà essere. Ed è quella la differenza tra un progetto ed un sogno.

 

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