Ho sempre trovato affascinante il binomio letteratura e cucina. Leggere equivale a viaggiare in altri Paesi, a vivere culture ed atmosfere diverse ed il cibo ne è immancabilmente un’espressione identitaria. Un amico mi ha regalato questo libro, Due in uno, di un autore contemporaneo israeliano, Sayed Kashua.  
Uno dei protagonisti mangia continuamente hummus di fave con l’immancabile pita (una versione casalinga semplicissima, da fare in pochi minuti in padella, potete trovarla qui). Così, dopo aver finito il libro, non riuscendo ancora ad abbandonare i personaggi, ho deciso di sperimentare il loro cibo prediletto. 

Per il vostro hummus di fave vi serviranno circa 500 grammi di fave fresche (ma andranno bene anche quelle secche, se doveste già averle in casa), due cucchiai e mezzo di salsa tahina (la salsa di sesamo con cui si fa anche l’hummus di ceci, che trovate al biologico), 1 spicchio d’aglio, il succo di mezzo limone, sale, olio evo, se volete la mentuccia per decorare. 

Cuocete le fave per venti minuti in acqua bollente, fatele raffreddare e togliete la buccia. Se usate quelle secche decorticate, seguite le istruzioni sulla confezione (non tutte hanno bisogno dell’ammollo, vanno sciacquate molto bene e cotte dai 30 minuti alle due ore, in base alla tipologia che avete acquistato).

Mettete nel frullatore le fave, la salsa tahina, l’olio, il succo di limone, l’aglio a fettine ed il sale. Se necessario, aggiungete un po’ d’acqua per fluidificare meglio. Potete guarnire con un filo di olio e una fogliolina di menta.

Per chi fosse interessato anche al libro: è una storia molto fruibile, che parla di identità e conformismo. Nell’eterna disputa tra arabi ed ebrei, l’autore si interroga, con una narrazione semplice, sul senso delle radici e l’influenza del passato sul presente in una Gerusalemme senza tempo. Dove la classe media si evolve rispetto alle origini, ma nasconde debolezze e lacune culturali socialmente inaccettabili. Forte il tema della discontinuità come elemento necessario per l’evoluzione. Della proliferazione mentale dettata dall’insicurezza emotiva. Del caso. Dell’inganno. Della gelosia. Del destino. 

Scritto da:

Isabella Schiavone

Giornalista professionista. Dal 2002 al Tg1, prima ad Uno Mattina, poi come inviata a Tv7 – Speciali, ora nella redazione Ambiente – Società come Caposervizio.

Appassionata di inchieste sociali, ambientali e di storie di vita. Impegnata nel terzo settore.

Sono laureata in Sociologia a La Sapienza di Roma, specializzata in Giornalismo alla Luiss Guido Carli e ho frequentato un corso di perfezionamento per inviati in aree di crisi della Fondazione Cutuli, che mi ha portato in Libano e in Kosovo con l’esercito.

Ho iniziato a lavorare presto nelle radio e nelle tv locali, ho scritto per l’Ansaweb, per Redattore Sociale e per il Gruppo L’Espresso, mossa anche dalla passione per la multimedialità e l’online. Ho avuto il primo contratto in Rai al Giornale Radio, ho lavorato nella redazione Esteri del Tg2 e a Rai Educational, quando ero ancora universitaria.

Ho condotto la rubrica Tendenze del Tg1.

Ho vinto il Premio Luchetta Hrovatin nel 2006, con un’inchiesta sulla droga a Scampia. Ho ricevuto nel 2016 il Premio Pentapolis – Giornalisti per la Sostenibilità, in collaborazione con Ispra, Ministero dell’Ambiente, Lumsa e FNSI. A maggio 2017 un mio servizio sul riconoscimento delle unioni civili è stato premiato da Diversity Media Awards, grazie al lavoro dell’Osservatorio di Pavia, come miglior servizio andato in onda sulla diversità. A settembre 2018 ho ricevuto il Premio Responsabilità Sociale Amato Lamberti nella categoria giornalismo. A maggio 2019 un mio servizio sull’autismo è stato candidato ai Diversity Media Awards. Da maggio 2022 sono Ambasciatrice Telefono Rosa per l'impegno in difesa dei diritti delle donne e a sostegno dei minori.

Amo e frequento l’Africa, dove ho realizzato due documentari autoprodotti, di cui uno girato con lo smartphone, andati in onda su Rai Uno.

A giugno 2017 è uscito il mio romanzo d’esordio, proposto al Premio Strega 2018, Lunavulcano (Lastaria Edizioni), i cui diritti d’autore sono devoluti in beneficenza in Africa (per informazioni potete contattarmi sul blog o anche sulla mia pagina Facebook). A settembre 2017 Lunavulcano ha vinto il Premio “Un libro per il cinema“, dedicato alla memoria di Paolo Villaggio, organizzato dall’Isola del Cinema di Roma.

A settembre 2020 è uscito Fiori di Mango (Lastaria Edizioni), proposto al Premio Strega 2021.

Ho insegnato “Teoria e tecnica del linguaggio televisivo” all’Università di Tor Vergata e ho ricoperto il ruolo di docente, per i giornalisti, nel processo di digitalizzazione del Tg1.

Sono Istruttrice certificata Mindfulness (o pratica dell’attenzione consapevole) e protocollo Mbsr (Mindfulness Based Stress Reduction) con diploma rilasciato da Sapienza Università di Roma e dal Center for Mindfulness della University of California of San Diego nell’ambito del Master universitario di II livello “Mindfulness: pratica, clinica e neuroscienze”. Pratico meditazione Vipassana dal 2013, con esperienze di intensivi e ritiri residenziali. Dal 2019 pratico anche il Tai Chi Chuan stile Yang.

Appassionata di cucina naturale e biologica, a causa di molte intolleranze ho un'alimentazione molto controllata e quasi del tutto priva di prodotti di origine animale. Qui condivido molte ricette che ho sperimentato negli anni, adatte a vegani, vegetariani, celiaci, a chi soffre di intolleranze varie e a chi è a dieta.