“Impara a gioire – scriveva Seneca a Lucilio duemila anni fa – voglio che non ti manchi mai la gioia… che ti nasca in casa”.

Cos’è la gioia? Un sinonimo di felicità?

No, spiega il teologo Vito Mancuso, autore del saggio Non ti manchi mai la gioia.

La felicità è un’emozione, come la paura, la rabbia, la tristezza, il disgusto, la sorpresa. La gioia, invece, fa parte del lavoro su di noi e non dipende da ciò che accade. E’ un accordo, ed in quanto tale un’armonia, tra la nostra energia interiore ed il mondo, interiore ed esteriore.

E cos’è il nostro mondo interiore? E’ energia viva, fatta da emozioni, cioè sentimenti stabilizzati (come l’amore e l’odio), passioni.

“Si può non essere felici, ma essere nella gioia”, spiega lo scrittore davanti ad un pubblico attento e numeroso all’Ameco di Roma.

E come si può non essere felici ed essere nella gioia? Accordando il nostro lavoro interiore.

Sono le virtù a consentire il governo di noi stessi. Fede, speranza, carità, nel cattolicesimo. Le quattro dimore divine, nel buddhismo: gentilezza amorevole, compassione, gioia compartecipe, equanimità.

Le virtù guidano gli ideali, che poi muovono le nostre azioni. Quando la nostra coscienza morale è in accordo con l’energia psichica e con la musica del mondo, ecco la gioia. Sostanzialmente frutto di un lavoro composito su noi stessi messo a servizio della verità e di altri ideali.

Non a caso, sottolinea Neva Papachristou, insegnante guida dell’Ameco, felicità in greco vuol dire buona fortuna, gioia, invece, si traduce con grazia.

Ognuno di noi può coltivare la propria gioia e farla fiorire nella propria vita.