Un’eterna incompiuta che ha inghiottito un mare di denaro pubblico. Diga di Castagnara sul fiume Metramo, Piana di Gioia Tauro. La più alta d’Europa con i suoi 900 metri , una capacità di portata di 26,5 milioni di metri cubi d’acqua, che dovevano servire un grande centro siderurgico a Gioia Tauro. Mai nato. Eppure i lavori iniziarono nell’81 e proseguirono ugualmente, con un avvicendarsi tumultuoso di ditte e cantieri. Oltre mille miliardi delle vecchie lire spesi, per una previsione di quindici, al momento della progettazione, negli anni ’70.
Peccato non siano mai terminati. Perchè a questo complesso monumentale, che sarebbe anche meta di turismo in una zona termale e accogliente come Galatro, manca la fondamentale opera di canalizzazione delle acque. Quella, cioè, che le permetterebbe di trasportarle a valle e ne consentirebbe, così, l’uso. Stavolta agricolo, potabile e industriale, dopo innumerevoli discussioni (ancora in corso).
Su questa diga pesa anche un processo per infiltrazioni mafiose nei cantieri: 750 imputati. Terminato, dopo anni e rinvii, con una prescrizione dei reati. 

La diga non dà ancora da bere, eppure pare abbia dato da mangiare a tanti. A denunciare la situazione è Nuccio Barillà di Legambiente, che parla chiaramente di interessi lobbystici e ipotizza coinvolgimenti con la ‘ndrangheta.

Le responsabilità per questa opera incompiuta si rimpallano. Con un leit motiv di fondo: mancano i soldi.

Il Consorzio di Bonifica, concessionario delle acque, sta per effettuare il collaudo della Diga e vorrebbe ottenere denaro producendo energia elettrica. La Regione Calabria, da cui dipende il Consorzio, dà la colpa all’incapacità e al provincialismo del Consorzio stesso, entrando così in una spirale da cui non si esce da anni.
Di fatto, ora le acque irrigano la piana di Rosarno attraverso il fiume Metramo. E la storia della Diga, bella e abbandonata, fa acqua da tutte le parti.

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Isabella Schiavone

Giornalista professionista, scrittrice, istruttrice Mindfulness. Da luglio 2022 vice caporedattore presso Rai Sport. Dal 2002 a giugno 2022 al Tg1, prima ad Uno Mattina, poi come inviata a Tv7 - Speciali, infine nella redazione Ambiente - Società - Sport come caposervizio.

Appassionata di inchieste sociali, ambientali e di storie di vita. Impegnata nel terzo settore.

Sono laureata in Sociologia a La Sapienza di Roma, specializzata in Giornalismo alla Luiss Guido Carli. Ho frequentato un corso di perfezionamento per inviati in aree di crisi della Fondazione Cutuli, che mi ha portato in Libano e in Kosovo embedded.

Ho iniziato a lavorare presto nelle radio e nelle tv locali, ho scritto per l'Ansaweb, per Redattore Sociale e per il Gruppo L'Espresso, mossa anche dalla passione per la multimedialità e l'online. Ho avuto il primo contratto in Rai al Giornale Radio, ho lavorato nella redazione Esteri del Tg2 e a Rai Educational, quando ero ancora universitaria.

Ho condotto la rubrica Tendenze del Tg1. 

Ho vinto il Premio Luchetta Hrovatin nel 2006, con un'inchiesta sulla droga a Scampia andata in onda a Tv7 - Speciali Tg1. Ho ricevuto nel 2016 il Premio Pentapolis - Giornalisti per la Sostenibilità, in collaborazione con Ispra, Ministero dell'Ambiente, Lumsa e FNSI. A maggio 2017 un mio servizio andato in onda al Tg1, sul riconoscimento delle unioni civili, è stato premiato da Diversity Media Awards, grazie al lavoro dell'Osservatorio di Pavia, come miglior servizio andato in onda sulla diversità. A settembre 2018 ho ricevuto il Premio Responsabilità Sociale Amato Lamberti nella categoria giornalismo. A maggio 2019 un mio servizio sull’autismo è stato candidato ai Diversity Media Awards. Da maggio 2022 sono Ambasciatrice Telefono Rosa per il mio impegno in difesa dei diritti delle donne e a sostegno dei minori. 

Amo e frequento l’Africa, dove ho realizzato due documentari autoprodotti, di cui uno girato con lo smartphone (quando ancora non aveva neanche lo zoom), andati in onda su Rai Uno.

A giugno 2017 è uscito il mio romanzo d'esordio, proposto al Premio Strega 2018, Lunavulcano (Lastaria Edizioni), i cui diritti d'autore sono devoluti in beneficenza in Africa. A settembre 2017 Lunavulcano ha vinto il Premio "Un libro per il cinema", dedicato alla memoria di Paolo Villaggio, organizzato dall'Isola del Cinema di Roma.

A settembre 2020 è uscito Fiori di Mango (Lastaria Edizioni), proposto al Premio Strega 2021.

Ho insegnato "Teoria e tecnica del giornalismo televisivo" all'Università di Tor Vergata e ho ricoperto il ruolo di docente, per i giornalisti, nel processo di digitalizzazione del Tg1.

Sono Istruttrice Mindfulness (o pratica dell'attenzione consapevole) e protocollo Mbsr (Mindfulness Based Stress Reduction) con diploma rilasciato da Sapienza Università di Roma e dal Center for Mindfulness della University of California of San Diego, nell'ambito del Master universitario di II livello "Mindfulness: pratica, clinica e neuroscienze" (110 e lode). Pratico meditazione Vipassana dal 2013 con Neva Papachristou e Corrado Pensa presso l'Ameco di Roma, con esperienze di intensivi e ritiri residenziali. Dal 2019 pratico anche il Tai Chi Chuan stile Yang.  Conduco gruppi di meditazione in presenza e online.