533 chili di rifiuti urbani. E’ quanto consuma ognuno di noi in un anno. 23 chili in piu’ rispetto alla media europea, secondo l’Istat. Dove va a finire tutta questa immondizia? E’ sempre l’Istat a risponderci: il 40% in discarica, il 34% e’ smaltito dagli inceneritori. Soluzioni che pongono, pero’, problemi ambientali. Come risolverli? Il Ministro dell’Ambiente Clini lo sottolinea di continuo: con un incremento della raccolta differenziata, che sottragga rifiuti. “Per prevenire l’emergenza rifiuti non basta trovare una discarica – ha detto Clini due giorni fa, intervistato su Corcolle -bisogna che ci si organizzi con un sistema di gestione dei rifiuti”. 
Cerchiamo di capire meglio con l’aiuto del Cnr, il Consiglio Nazionale delle Ricerche: “Oltre ad incentivare i cittadini a differenziare il rifiuto, che si produce giornalmente – sottolinea l’Ingegner Nicola Pirrone, Direttore dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Cnr –  e’ fondamentale avere una serie di filiere a valle della raccolta, in grado di creare valore aggiunto e materie prime dal rifiuto differenziato”.

In Sicilia, Liguria e Lazio l’80% dei rifiuti finisce in discarica, dice l’Istat. La raccolta differenziata copre solo un terzo dei rifiuti urbani, mentre per legge nazionale ed europea dovrebbe raggiungere il 65% entro la fine dell’anno (e se Roma, la Capitale, e’ sotto al 24%, non osiamo pensare alla media del resto d’Italia).
“E’ necessario curare le fasi a valle della raccolta – prosegue Pirrone – avere delle filiere in grado di gestire il rifiuto differenziato, sia per quanto riguarda la parte organica, attraverso impianti di compostaggio, ma anche attraverso impianti in grado di recuperare le materie prime dai rifiuti stessi”.
Il problema, insomma, non si risolve con una discarica o con un inceneritore, per quanto possa produrre energia ed avere sotto controllo le emissioni nell’atmosfera.
Tanto l’impianto industriale con tecniche sviluppate, quanto la discarica pongono un interrogativo fondamentale: dove le localizziamo senza danneggiare persone e ambiente? Come proteggere il patrimonio storico dell’Italia e la fragilita’ del territorio? il potenziale inquinamento delle falde acquifere e’ sempre dietro l’angolo, come il caso di Corcolle insegna.
Se la differenziata venisse fatta bene e se venissero sviluppate le filiere a valle con suddivisioni e recupero, si diminuirebbe il rifiuto inutile. Maggiore e’ la raccolta differenziata, minore e’ la quantita’ di rifiuti che finira’ in discarica o in un inceneritore, dunque. Il Parlamento europeo ha approvato di recente un rapporto sulla politica ambientale comunitaria, che prefigura il divieto di incenerimento: tutti saremo costretti a ripensare il sistema di smaltimento dei rifiuti. Secondo i dati dell’Ispra, i rifiuti sono costati in media agli italiani 138,22 euro a persona. Un costo alto. Utilitatis ha calcolato la spesa media di una famiglia per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti: un nucleo di tre persone, che vive in una casa di 80 mq, nel 2011 ha speso poco piu’ di 240 euro.
“Bisogna sforzarsi di produrre meno rifiuti – consiglia Pirrone – consumare in modo intelligente e introdurre delle facilitazioni fiscali”. Intanto noi cosa possiamo fare? Potremmo iniziare con risparmio e riciclo… acquistare i detersivi sfusi portando il nostro flacone da casa, ad esempio… ma su questo argomento, ci aggiorniamo al prossimo post.

Scritto da:

Isabella Schiavone

Giornalista professionista. Dal 2002 al Tg1, prima ad Uno Mattina, poi come inviata a Tv7 – Speciali, ora nella redazione Ambiente – Società come Caposervizio.

Appassionata di inchieste sociali, ambientali e di storie di vita. Impegnata nel terzo settore.

Sono laureata in Sociologia a La Sapienza di Roma, specializzata in Giornalismo alla Luiss Guido Carli e ho frequentato un corso di perfezionamento per inviati in aree di crisi della Fondazione Cutuli, che mi ha portato in Libano e in Kosovo con l’esercito.

Ho iniziato a lavorare presto nelle radio e nelle tv locali, ho scritto per l’Ansaweb, per Redattore Sociale e per il Gruppo L’Espresso, mossa anche dalla passione per la multimedialità e l’online. Ho avuto il primo contratto in Rai al Giornale Radio, ho lavorato nella redazione Esteri del Tg2 e a Rai Educational, quando ero ancora universitaria.

Ho condotto la rubrica Tendenze del Tg1.

Ho vinto il Premio Luchetta Hrovatin nel 2006, con un’inchiesta sulla droga a Scampia. Ho ricevuto nel 2016 il Premio Pentapolis – Giornalisti per la Sostenibilità, in collaborazione con Ispra, Ministero dell’Ambiente, Lumsa e FNSI. A maggio 2017 un mio servizio sul riconoscimento delle unioni civili è stato premiato da Diversity Media Awards, grazie al lavoro dell’Osservatorio di Pavia, come miglior servizio andato in onda sulla diversità. A settembre 2018 ho ricevuto il Premio Responsabilità Sociale Amato Lamberti nella categoria giornalismo. A maggio 2019 un mio servizio sull’autismo è stato candidato ai Diversity Media Awards. Da maggio 2022 sono Ambasciatrice Telefono Rosa per l'impegno in difesa dei diritti delle donne e a sostegno dei minori.

Amo e frequento l’Africa, dove ho realizzato due documentari autoprodotti, di cui uno girato con lo smartphone, andati in onda su Rai Uno.

A giugno 2017 è uscito il mio romanzo d’esordio, proposto al Premio Strega 2018, Lunavulcano (Lastaria Edizioni), i cui diritti d’autore sono devoluti in beneficenza in Africa (per informazioni potete contattarmi sul blog o anche sulla mia pagina Facebook). A settembre 2017 Lunavulcano ha vinto il Premio “Un libro per il cinema“, dedicato alla memoria di Paolo Villaggio, organizzato dall’Isola del Cinema di Roma.

A settembre 2020 è uscito Fiori di Mango (Lastaria Edizioni), proposto al Premio Strega 2021.

Ho insegnato “Teoria e tecnica del linguaggio televisivo” all’Università di Tor Vergata e ho ricoperto il ruolo di docente, per i giornalisti, nel processo di digitalizzazione del Tg1.

Sono Istruttrice certificata Mindfulness (o pratica dell’attenzione consapevole) e protocollo Mbsr (Mindfulness Based Stress Reduction) con diploma rilasciato da Sapienza Università di Roma e dal Center for Mindfulness della University of California of San Diego nell’ambito del Master universitario di II livello “Mindfulness: pratica, clinica e neuroscienze”. Pratico meditazione Vipassana dal 2013, con esperienze di intensivi e ritiri residenziali. Dal 2019 pratico anche il Tai Chi Chuan stile Yang.

Appassionata di cucina naturale e biologica, a causa di molte intolleranze ho un'alimentazione molto controllata e quasi del tutto priva di prodotti di origine animale. Qui condivido molte ricette che ho sperimentato negli anni, adatte a vegani, vegetariani, celiaci, a chi soffre di intolleranze varie e a chi è a dieta.