Non serve che ti picchi. Basta che ti limiti

Il femminicidio è la punta estrema di un iceberg. Ci sono tantissime forme di violenza che si possono esercitare sulle donne (e sulle persone in generale). Tutto ciò che limita la libertà dell’altra persona può essere definito violenza. Anche senza botte ed insulti.
Michela Murgia ha chiesto a molte persone di dare una definizione di violenza, lanciando l’hastag #permeviolenzaè. Ecco alcune delle risposte ricevute principalmente da donne (di ogni età, colore, peso, altezza, pettinatura, look):
– Quando qualcuno fa di tutto per farti sentire in colpa perché segui le tue passioni
– Essere sminuita, non essere ascoltata, essere derisa
– Quando ti dicono che senza figli una donna non è completa. E, se non ne vuoi, è solo perché non hai ancora incontrato la persona giusta
– Quando ti fanno sentire inferiore, sbagliata
– Quando vieni sbeffeggiata
– Quando si viene criticati, giudicati, umiliati per l’aspetto fisico
– Quando un uomo ti dice: “Brava!”, invece che dire: “Ho trovato interessante il tuo saggio”…
– Leva quella foto dai social
– Perché sorridi a tutti? Te li vuoi rimorchiare?
– Quella gonna è troppo corta. Alla tua età non va bene (magari hai 30 anni).
– Non devi vedere i tuoi amici maschi senza di me
– Se ti chiede l’amicizia sui social è perché tu gli hai fatto credere che eri disponibile…
Non c’è bisogno che qualcuno ti picchi per esercitare violenza su di te. Lo senti subito. Si prova un forte senso di inquietudine, di imbarazzo, di sopraffazione. Ancora più subdolo è quando ciò proviene da qualcuno che lo nasconde dietro belle parole, un linguaggio ricercato o che fa ricadere su di te la responsabilità di quanto ti sta dicendo, del controllo che cerca di esercitare su di te.
Il limite della tua libertà lo stabilisci tu. Qualunque cosa sia per te la libertà: lavorare o no, fare figli o non volerne, avere amici maschi… la violenza si combatte ogni giorno, in ogni relazione, anche in quelle più fugaci e superficiali… ed in ognuno di noi.

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